Fare Marketing con Facebook

Facebook è un sito di social networking che sta crescendo molto rapidamente, anche nel segmento over 30*… Le potenzialità di questo mega-contenitore sono grandi perché contiene tutti gli elementi di un sito Web 2.0 maturo*. Inoltre, per quanto riguarda l’aspetto marketing Facebook si presenta come un mezzo potente e conveniente per diffondere idee e messaggi, l’anello di congiunzione (che forse mancava ancora) tra il Web 2.0 e il mondo dei brand.

Cos’è Facebook?

Di base Facebook può essere assimilato a MySpace. Un sito per il social networking in cui i membri possono creare il proprio profilo personale, postare foto, inviare messaggi pubblici e privati, condividere interessi iscrivendosi a gruppi e costruire un elenco di amici, aggiungere musica, video e fun alla propria pagina personale… Facebook ha però qualche cosa in più che deriva dall’impostazione di fondo del progetto (deep integration, mass distribution, new opportunity):

  1. Innanzi tutto si propone come una piattaforma in grado di costruire un framework per aggregare al suo interno (secondo la filosofia del mash-up) ogni genere di contenuto o applicazione
  2. Ha un carattere sociale fortemente accentuato, in cui la logica dello sharing è particolarmente pervasiva
  3. L’incentivo alla scoperta, alla partecipazione, all’utilizzo e alla diffusione dei contenuti è rafforzato da un’idea molto aperta e libera della distribuzione di massa. Tendenzialmente puoi avere tutto quello che vedi, e puoi prenderlo direttamente dal profilo degli altri utenti…
  4. In più ogni volta che scegli di utilizzare qualcosa, ti viene caldamente proposto di condividerlo con gli amici della tua lista
  5. Il sistema di richieste e notifiche e di messaggistica è piuttosto elaborato e crea una pressione notevole (a volte anche troppo) sugli utenti, spingendoli a tornare sul sito molto spesso
  6. Il clima è generalmente molto rilassato e orientato all’ironia e al divertimento (le applicazioni che implicano uno scambio di messaggi, ad esempio, offrono una serie di testi ed emoticons preimpostati molto convincenti, che ti passa la voglia di scrivere qualcosa di personale!) in questo modo l’interazione degli utenti è facilitata e spinge a comunicare molto di più, e molto più velocemente rispetto agli altri canali partecipativi sul Web
  7. La gestione dinamica dei contenuti è spinta al limite. La generazione di contenuti e storie rappresenta un’ulteriore peculiarità di Facebook, tanto che si potrebbe parlare di User generated contents automatici (sembra un ossimoro ma è proprio così!): le applicazioni di Facebook, infatti, pubblicano in un mini-feed tutto ciò che l’utente fa, come una sorta di Twitter automatico che racconta e condivide con il gruppo di contatti le esperienze dell’utente. Insomma: informazioni snack + aggiornamento continuo = massa critica
  8. In ogni caso gli utenti possono limitare la pervasività delle applicazioni limitando alcune funzionalità automatiche
  9. La user experience è studiata particolarmente bene (specie rispetto a myspace!): pagine ordinate, contenuti flash in modalità safe, modularità delle strutture che permettono di personalizzare le pagine trascinando i vari moduli dove si vuole
  10. …e infine le applicazioni!

Cosa sono le applicazioni di Facebook?

Le applicazioni di Facebook sono un insieme di widget che possono essere aggiunti ai profili degli utenti. La maggior parte delle applicazioni sono prodotte da sviluppatori indipendenti, e sono programmate in php. Lo scopo delle applicazioni concretizza i punti cardine del Web 2.0:

  1. Entertainment e generazione di contenuti, ad esempio video, musica, animazioni divertenti per arricchire le pagine personali degli utenti, diffusione di giochi, viral, ecc…
  2. Strumenti fruibili socialmente, per costruire e rafforzare i collegamenti tra gli utenti attraverso test, giochi e messaggistica
  3. Strumenti utili per la comunicazione, la promozione e per gli affari (i fondatori stessi del sito incoraggiano questo tipo di utilizzo, ebay ad esempio ha già sviluppato delle applicazioni per Facebook)

Appunti per il marketing

Alcuni presupposti da considerare:

  • Alto tasso di esposizione virale, che permette una propagazione molto rapida dei contenuti. Una volta che un’applicazione viene pubblicata su Facebook, gli utenti possono installarla ripetutamente generando una quantità continua di traffico, che può essere indirizzato poi verso il tuo sito web…
  • La grande disponibilità di informazioni socio-demografiche relative agli utenti (scrupolosamente tracciate) permette di attuare azioni mirate sul target di riferimento
  • Possibilità di realizzare applicazioni a diversi livelli di complessità, anche a costi contenuti
  • Ed è sempre bene considerare la possibilità di sfruttare il momento di hype per avere visibilità, dato che tra le Big Brand ancora poche si sono mosse qui (Nokia e Coca Cola Australia ad es.)
Alcune fonti e link per approfondire:
  • Consiglio innanzi tutto di andare dritti alla fonte e di guardare questa presentazione di Mark Zuckerberg, guru del progetto, sia per quanto riguarda la filosofia del sito (valida in generale per i siti web 2.0, che per alcune soluzioni riguardanti la user interface…)
  • Per qualche dato sulla diffusione ecc. vedere questa ricerca Forrester – Big brands & Facebook…

Prossimi post che voglio scrivere: Perchè Facebook è meglio di Second Life…

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    Una serata su Second Life

    Ho deciso di dedicare del tempo a SL, chiacchierare un po’ con gli utenti più esperti per togliermi un po’ di curiosità e per ambientarmi un po’ e vedere dal “vivo” le iniziative che stanno nascendo…Ieri sera, facendomi tippare un po’ in giro, sono andato in un Club brandizzato, dove ho bevuto un energy drink, guadagnandomi l’effetto scia luminosa per il mio avatar.la mia gita nel Burn energy drinkIl posto non è molto grande ma all’ora dell’aperitivo è piuttosto animato:la mia gita nel Burn energy drinkSi tratta di un’iniziativa nella prospettiva “minimalista” di cui ho parlato in un post precedente collegata ad altre iniziative, dal club infatti si può accedere al sito web relativo.A proposito: peccato che al club non ci fosse anche Kate… :-) …comunque ditemi cosa ne pensate!Note:Partendo dai luoghi indicati sulla pagina “terre italiane” della Second life Italia Wiki (a cui ho aggiunto la slurl del posto di cui ho parlato) ho trovato un po’ di posti frequentati da italiani. Qui ci sono ultimi blog dedicati a SL che ho letto, in particolare a proposito della “vita” in SL e dei motori di ricerca per i luoghi, gli oggetti e gli avatar di Second Life:

    1. http://www.secondlifeblog.it
    2. http://www.freshcut.it/tag/second-life
    3. http://cristiancontini.blogspot.com/
    4. http://second-life.pivari.com/
    5. http://www.secondlife.it/
    6. http://corporatesecondlife.blogspot.com/
    7. http://feelrouge.blogspot.com/
    Comunque, se proprio devo dirlo non è che sta Second life mi faccia proprio impazzire…

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    V-business e Second Life

    Il virtual business consiste nella vendita di prodotti materiali o virtuali attraverso un mondo virtuale (…il business è reale, è il mondo che è virtuale!).

    Perchè buttarsi nel v-business su Second Life?

    1. Nonostante il crescente numero di “abitanti” di SL, i vantaggi maggiori, per il momento, sembrerebbero derivare dalla visibilità sugli altri media, che stanno concedendo molto spazio all’argomento, e dal ritorno di immagine legato all’alone di innovatività che SL getta su chiunque ci si avventuri. In questo senso, entrare in Second Life è paragonabile ad un’azione di viral marketing, in cui l’obiettivo principale è creare buzz e far parlare di sè (conviene quindi sbrigarsi per non perdere l’onda!)

    2. In una prospettiva un po’ meno minimalista, SL potrebbe essere utilizzata con finalità di comunicazione più articolate, introducendo anche forme di CRM e di survey. Ecco i vantaggi del v-business su Second Life secondo 01Net (via Cedric Deniaud – Fullsix):

    • Un laboratorio virtuale: per testare virtualmente i nuovi concept
    • Una vetrina per i brand: l’importanza di essere presenti!
    • Presentazione di cataloghi: una dimostrazione virtuale può fare di più che una brochure patinata (?)
    • Possibilità di utilizzare un linguaggio innovativo: utilizzare forme di persuasione diverse rispetto a quelle del linguaggio del web “statico” (per esempio quelli studiati a Stanford dai ricercatori di Captology).
    • Un nuovo tipo di user experience: l’utente può interagire in un mondo virtual
    • Nuovi canali di contatto con la marca: l’utente potrebbe eventualmente comunicare con un “commesso” reale che chatta in tempo reale con i clienti attraverso il suo avatar
    • Simulazione di casi d’uso

    3. Una terza via, decisamente più radicale, potrebbe essere quella di scommettere sul v-business (in senso pieno) come evoluzione, alternativa dell’e-commerce o come nuovo canale di vendita.

    In conclusione (per ora…)

    Mi sembra necessario in ogni caso considerare alcune questioni rispetto all’utilizzo dei canali di comunicazione virtuali:

    • Tecnologia: oltre alla disponibilità di banda, l’utilizzo di SL richiede skills tecniche e motivazione iniziale per l’instalazione del client, per l’utilizzo del software, e per l’ambientazione nel mondo virtuale.
    • Target:: la tecnologia utilizzata e il tipo di media producono un filtro “fisiologico” sul target, promuovendo in modo particolare le “tribù” legate alle sfere del trendy/esibizione tecnoconfidente. Per un’azione di marketing strutturata nel virtuale occorre quindi valutare che il target di riferimento del brand o del prodotto sia presente nel mondo virtuale…
    • Target 2: la selezione a-priori del target, d’altra parte, potrebbe avere anche dei risvolti positivi rispetto alla possibilità di stimolare un target omogeneo con azioni più mirate (se devi pescare trote, è più facile pescarle in un vivaio di trote, piuttosto che in un lago dove ci sono mille altri pesci diversi!)
    • Approccio: sembrerebbe che SL abbia conquistato l’attenzione di pubblico e investitori perché è un media sinonimo di novità, basato sulla metafora del reale, che permette di fare un tipo comunicazione a cui le aziende sono più abituate (aprire un negozio, piazzare un distributore automatico o un bel cartellone). Ma funziona realmente così?

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